PASSIO CHRISTI. PASSIO HOMINIS
12 marzo – 23 maggio 2010
M.A.C.S. - Museo d’Arte e Cultura Sacra Romano di Lombardia (BG)
La collezione, a prima vista piuttosto complessa ed eterogenea, dà conto del panorama artistico nazionale ed internazionale del secondo dopoguerra e del XXI secolo.
Una esposizione che genererà certamente, tra gli effetti positivi, una dialettica serrata, elemento senza dubbio confortante in tempi in cui il gusto per una polemica costruttiva si è perso in favore delle sterili chiassate o del pettegolezzo da ballatoio.
La rassegna permette di ammirare artisti tra i maggiori del Novecento e del Duemila che, raramente trovano spazio idoneo alla riflessione e al confronto: si va dal realismo esistenziale degli anni Cinquanta con Ferroni, alle esperienze dell’Arte Povera rappresentata da Ceroli, punte di eccellenza sono espresse senza dubbio dalle opere di Lucio Fontana, Pablo Picasso, Arnulf Rainer e Manzù da quelle di uno dei maestri della Pop Art italiana, Mario Schifano e dal San Sebastiano di Luigi Ontani, artista poliedrico che da circa trent’anni esibisce il proprio corpo inteso come opera d’arte attraverso l’uso di tableaux vivants o di autoritratti fotografici nelle vesti di personaggi storici.
La selezione individua alcuni temi trasversali che percorrono l’intero nucleo e fungono da legante: presente la linea, sotto forma di segno, filo o traccia; compare la parola, scomposta, capovolta e anagrammata; compare la figura in tutte le sue valenze teoriche o misteriosofiche e non mancano l’oggetto – qui impiegato come metafora concettuale – e il materiale di recupero.
Al titolo “Passio Christi. Passio Hominis” va l’arduo compito di simboleggiare il meglio possibile il senso e l’intento di una mostra, ed è nel titolo che scopriamo cosa accomuna il Cristo morto di Redaelli al Calciatore di Pierre Poggi, La preghiera di Rinaldo Pigola al San Sebastiano di Ontani e ad Abu Dis di Domenico Piccolo.
C’è la comune riflessione su una condizione, su una situazione esistenziale che si presenta sempre più fragile che porta questi artisti a calarsi visceralmente e senza ombra di indulgenza all’interno delle vestigia “decadenti” del vivere per svelare e denunciare i simboli di un’epoca dove predominano incertezza e finzione ... un’epoca appunto di passione.
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