LONGARETTI. L’OPERA SACRA.
14 settembre – 28 novembre 2010
M.A.C.S. - Museo d’Arte e Cultura Sacra
V.lo Chiuso, 22 – Romano di Lombardia (BG)
Osservare una madre e il suo dolore, sorprendersi ancora di fronte al Cristo morto sulla croce, addentrarsi nei Misteri della Via Crucis, opere in cui l’artista cerca le parole per dar forma a costruzioni iconografiche che tendono più che a raccontare i fatti, a offrire immagini su cui meditare: tali sono le possibilità of-ferte dall’incontro con la variegata produzione d’arte sacra di Trento Longaret-ti.
Vige in Longaretti la capacità di raccogliere la lunga tradizione culturale italia-na e, allo stesso tempo, per paradosso, tale guadagno sembra svanire in virtù dell’approdo riepilogativo di un secolo, accordando avanguardia e consuetudi-ni.
È stato, a ragione, definito “un professionista” della decorazione chiesastica e della pittura sacra cui in effetti si è costantemente dedicato sin dai primi anni (1938-’40) della sua lunga e variegata vicenda artistica.
E la rievocazione della sua opera che il Museo d’Arte e Cultura Sacra di Ro-mano di Lombardia propone, altro non è che un lungo racconto che parte dai primissimi oli fino alle opere più recenti e comprende incisioni, disegni, boz-zetti per vetrate e soprattutto numerosi cartoni preparatori (esposti qui per la prima volta) per affreschi e mosaici.
Una produzione varia e diversificata di opere che non vanno lette (anche quelle più specificatamente liturgiche) come surrogati dei testi a uso e consumo di un popolo più o meno illetterato (nel senso comunemente attribuito all’espressione “Bibbia dei poveri”) e che vogliono, invece, contribuire effica-cemente a quell’esercizio devozionale della memoria, con cui ogni credente è chiamato a mettere in atto in prima persona le tappe fondamentali della Storia della Salvezza.
Va da sé che le diverse tecniche di “evocazione” degli eventi legati al Sacro, che il maestro ha utilizzato e utilizza nelle varie situazioni, assumono sfumatu-re diverse in relazione alle destinazioni e quindi alle forme di sensibilità reli-giosa cui via via si rivolge.
Una intonazione più interiorizzante nella devozione privata caratterizza i pic-coli oli in cui privilegia gli aspetti più umani e più dolorosi della vicenda terre-na di Cristo. Nel contempo l’iconografia si arricchisce di temi e forme di rap-presentazione sempre più analitiche e dettagliate nelle vetrate, nei mosaici e negli affreschi che, per la loro destinazione pubblica, sottolineano una corrente di pietà che fa della meditazione sulla Passione o sulla vita dei Santi, uno stru-mento efficace per stimolare empatia, compunzione e, soprattutto, coinvolgi-mento negli eventi narrati, percepiti non come fatti realizzati in un remoto pas-sato, bensì come appartenenti a una dimensione non subordinata al divenire storico.
Un’arte sacra dunque, chiamata ancora una volta nella modernità a svelare il Mistero dell’amore di Dio che si è fatto storia, capace di esprimere l’invisibile, di raccontare l’ineffabile, di evocare una dimensione altra, attraverso un lin-guaggio universale che sa parlare direttamente al cuore dell’uomo. |